Moloch Blues al Caffé Basaglia, esposizione artistica collettiva

Vernissage al CAFFE’ BASAGLIA in via  Mantova n° 34 a Torino, sabato 6 aprile 2019, alle ore 19,30.

Artisti:  ROGER BALLEN,  GRAZIANO REY, SERGIO ZAGALLO, SILVIO PASQUALINI,  CARLO ANDREOLI,  GIANNI MIRAGLIA

L’esposizione artistica che, partita da Venezia (Biennale 2017), col suo iniziale e ormai noto titolo de L’OMBRA DEL MOLOCH, e proseguita a Palermo, Vicenza, Torino e Roma nel 2018,  ritorna nella città di Torino.

La mostra, pensata e realizzata da un’idea di Annarita Rossi, con la collaborazione dell’autore di testi teatrali Simone Di Via, ed il curatore e critico Robert Carlo Phillips, nasce come spunto dalla poesia di A. Ginsberg “ L’urlo” del 1958.

“Moloch! Moloch! Moloch la cui anima sono elettricità e banche! Il cui sangue è denaro che corre!
Si sono rotti la schiena per innalzare Moloch al cielo!”
Howl, Allen Ginsberg, 1958

Da quella controversa ma straordinaria sfida lanciata alle nostre coscienze nasce questa mostra itinerante.  Come nel progetto fin dal suo inizio, questa Collettiva è cammino condiviso che segue e insegue la missione propria dell’arte.

“… Ogni giorno la gente d’Occidente svende un pezzo della propria anima per innalzare Moloch al cielo. Storpia la propria Natura per deificare questa cattedrale di luci corrotte. Sacrifica e spegne la propria luce per tenere acceso il Moloch. Ne abbiamo fatto un Dio e i suoi angeli ci sussurrano bisogni artificiali di cui ormai non possiamo fare a meno. Angeli dai nomi già mitici: Visa, Amazon, Sony, Samsung. “Mors tua vita mea” esclamano i monitor, i neon, gli slogan. Un fantasma si aggira sotto i grattacieli di New York, ma potrebbe essere Milano, Madrid, Parigi. O qualsiasi città globalizzata Asiatica o Medio-Orientale che s’illude che l’idea di moderno Occidentale sia in qualche misura salvifica. Il nemico non è più al fronte, ma nella tasca della giacca e ogni tanto squilla…”
Simone Di Via

 “Ben povera cosa sarebbe un’esposizione dove il racconto è racconto e l’immagine è immagine.
Di fronte ai narrati ogni epoca sa cosa cercare di sé stessa e ognuno di noi ha, nel proprio specchio, l’immagine distorta di una melanconia ovattata; di quello che dovrebbe essere il proprio “se”. Allora dove le immagini, pittoriche o fotografiche, facessero riferimento solo a sé stesse, snaturate e allontanate dal mondo che le ha create o ispirate, solo allora l’inganno sarebbe compiuto e l’Ombra avrebbe vittoria. Ma qui non c’è inganno né travisamento, c’è solo il desiderio di narrare, con l’immediatezza del dire, il quotidiano divenire di una follia che chiamiamo “società civile” o “modernità” dove, l’artista, che può vedere, mostra, rinunciando alla parola, figure ed eventi che anticipano l’atto per mezzo dell’unico alfabeto accettato: quello dei simboli tangibili di una mai accettata, ma ineluttabile sentenza”.

Robert Phillips su L’ombra del Moloch 2018

La tela è sguardo. Gli artisti ci trascinano dentro il caos del mondo, dentro la coscienza e nelle pieghe del nostro esistere, per scoprirci – anche- perduti e complici del male che accusiamo e di cui accusiamo. Ci precedono nell’attraversare il negativo, per strapparlo alla sua (apparente, presunta, autoproclamata) invulnerabilità, per riaprire il campo del possibile nuovo e capovolto inizio. 

ROGER BALLEN, ritenuto il fotografo artistico più significativo del nostro secolo. Americano di nascita e sudafricano di adozione ( Johannesburg ), geologo e psicologo, che da oltre quarant’anni fotografa il degrado della società. Definito geologo dell’anima, espone in questa collettiva la sua opera ” The Theatre of Apparitions” ,  in cui ci conduce nella sua ricerca sul mistero-uomo, sul mistero-universo, invitandoci a non alzare difese, ma guardare ad occhi aperti quel buio che è il nostro stesso buio, ed attraversarlo con coraggio.

SERGIO ZAGALLO, scultore veneto,( Campolongo Maggiore, PD), pittore e autore di installazioni. Conosciuto soprattutto attraverso i suoi bellissimi “homeless”, impressionanti figure sdraiate, vestite degli abiti dell’artista stesso, nelle quali egli lega meditazione esistenziale e riflessione sociale. Ci costringe a sentirne il silenzio assordante fra le torbide nuvole del presente e lanciare un urlo di fortissimo impatto alla nostra coscienza. Nella sua vasta produzione artistica, l’interesse per la figura umana è assai ricorrente, esplorandone la materialità e la fisicità del corpo con particolare attenzione alla sua rappresentazione e percezione in un contesto di cultura di massa, poiché è al suo interno che si trova spesso la nostra luce più autentica. 

GRAZIANO REY
Artista torinese, già uomo di spettacolo, che converte dopo anni di televisione e cabaret, la propria impellenza creativa ed espressiva nel gesto pittorico ispirato ed emozionale. Generoso e compiuto nella propria missione artistica che viveva in lui da sempre.
“Il Moloch, Dio-Demone a cui nell’antichità si dava in sacrificio la purezza, si trasforma metaforicamente nella società da noi stessi creata e che fagogita la nostra linfa più preziosa. Ma l’arte questo non lo permette.  Così il senso di annichilimento viene descritto raccontato, trasmutato… nel mio caso, nelle mie opere sento il bisogno di esprimere e regalare scampoli di panorami incontaminati e di paesaggi visionari, quelli che temiamo invece di veder scomparire. Credo che ancora e sempre, l’arte possa percorrere il suo coraggioso cammino, lasciandosi alle spalle la paura. Mi sento di dire che noi artisti ci siamo, ancora, più che mai, come una voce che risuona della propria scintilla vitale”.

SILVIO PASQUALINI
Gestuale e segnica la pittura di Silvio Pasqualini, l’artista con le sue carte crea un alfabeto dell’inconscio dove la pluralità di contrasti avvolge l’occhio in un’inspiegabile seduzione. Le sue opere son intrise di un movimento drammatico eppure risolto, dove l’accumulazione dell’energia trova una rete quasi biologica di fiorita espressione e una complementare negazione segnica. Forse vi è anche la stratificazione plurima del tempo a segnare questi lavori che con l’eloquenza muta, quasi prepotente, tirano lo sguardo dello spettatore in un vortice vitale carico del tutto.
Mosè Previti ( dal catalogo della mostra Universi ) Agosto 2018

CARLO ANDREOLI
Artista ferrarese (Bondeno), Alo è figlio degli anni cosiddetti “di piombo” e senza staccarsi dall’impegno sostenuto da un’attenta coscienza sociale, è con il marchio dell’ironia che affronta l’oggi delle ingiustizie, con suggestioni pittoriche che riportano a Pollok e Basquiat   con  quella che lui stesso definisce “arte  dichiarativa al cubo”.
Distruzione, creazione, penetrazione della realtà, come uno street painter che usa la tela senza mezzi toni, nell’espressione schietta e spesso ironica di drammi umani e sociali, scritte sgrammaticate o in dialetto ferrarese, non cercata ma voluta limpidezza di messaggio per far respirare noi a pieni polmoni liberare dal senso di oppressione, insegnare il gioco dell’ironia su se stessi, sul fuori, in sintesi di una missione umana dell’uomo artista, dell’uomo libero dentro gabbia comune.  Andreoli fa respirare a pieni polmoni, restituisce pensieri liberi da qualsiasi senso di oppressione. Lui che racconta di oppressione, di ingiustizia e dolore, paradossalmente, raccontando e dichiarando, ce ne libera, ci solleva dal peso, con un volo nel pop, col suo sarcasmo “ridente”, con la sua prorompente positività a dispetto di tutto.
In una sua opera giovanile, accostando S. Giorgio ad una sua foto, appare la scritta “Da morto mettetemi in un posacenere. Grazie.” 

Annarita Rossi

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